Mal comune mezzo Giulio

Gli incendi di Atene e gli scricchiolii che giungono perfino da Londra e Washington – con l’agenzia Moody’s che ieri ha detto che il rispettivo rating sovrano di tripla A andrà “testato” –, al ministero dell’Economia appaiono conferme della bontà di una linea tenuta per tutto il 2009 e che molti critici giudicano fin troppo compassata. Linea che trova il coronamento nella Finanziaria che il governo porta oggi al voto dell’aula di Montecitorio – dove è plausibile il ricorso alla fiducia – e il cui importo in commissione Bilancio è più che raddoppiato, da 4 ad 8,9 miliardi.
9 DIC 09
Ultimo aggiornamento: 05:00 | 13 AGO 20
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La tesi è che la grande crisi abbia sovvertito l’ordine tradizionale dei rischi in giro per il mondo. Misurato in termini di Cds – i Credit default swaps sono in sostanza premi assicurativi sul pericolo d’insolvenza di un paese – la Grecia è a 181,3 a cinque anni, il “malus” più elevato dell’area euro. Livello appena inferiore alla Turchia e non molto distante da Bulgaria e Ungheria, i due stati più esposti dell’Ue. Sofia ha un Cds pari a 213,9, Budapest a 204,2. Anche l’Irlanda, a lungo invidiata nell’Eurozona per il dinamismo finanziario e la manica larga fiscale, è balzata a 148,6. Poco meno del doppio dell’Italia. Eppure Dublino godeva fino a giugno della tripla A, poi declassata a doppia A, un po’ meglio dell’Italia (AA-). L’Irlanda ha un deficit stimato del 14 per cento; la Gran Bretagna addirittura del 15. Se Londra perde la tripla A, come conseguenza di un debito che raggiunga il 100 per cento del pil, alcuni esperti prevedono una reazione a catena: oltre all’indebolimento della sterlina e dei titoli del Tesoro, potrebbe divenire irresistibile l’adozione per il Regno Unito dell’euro. Scenari a parte, secondo il ministro Giulio Tremonti si dovrà comunque andare a una rivisitazione meno mercatista delle politiche di bilancio.
La finanziarizzazione forzata e gli aiuti diretti alle banche non hanno portato bene a chi li ha praticati in modo spinto”, osservano al Tesoro. “Noi abbiamo puntato sulla trasparenza, a costo di sacrificare qualche aspettativa di espansione”. Un allineamento non solo con il Fondo monetario, il cui direttore esecutivo per l’Italia Arrigo Sadun ha definito “quasi perfetta” la politica di bilancio italiana nel 2009, ma anche con la Bce. Nel board della Banca centrale c’è apprensione per la Grecia: il presidente Jean-Claude Trichet parla di situazione “molto difficile”, invoca “misure coraggiose” e attacca in generale i paesi con i conti pubblici opachi e in disordine.
Si spiega anche così perché Tremonti, in Parlamento, abbia dichiarato che è disponibile ad andare in extradeficit “solo per il sostegno all’occupazione”. La Finanziaria che sta portando a casa prevede la riduzione di consiglieri e assessori negli enti locali, un nuovo patto con le regioni con la sanità in rosso, il rimborso dell’Ici agli enti locali, un pacchetto welfare da 975 milioni e l’amata Banca del Mezzogiorno. Ma anche una miriade di mini-interventi per ricerca, libri di testo gratuiti, per l’insegnamento privato, per l’università e l’agricoltura. Molto sociale, insomma, e zero riforme su tasse e pensioni. Questo – dicono i critici nella maggioranza – è il tallone d’Achille del ministro, che aveva promesso di destinare agli sgravi fiscali l’introito dello scudo sui capitali all’estero.
Invece Tremonti quei quattro miliardi dai depositi offshore è già riuscito a utilizzarli due volte: prima per posticipare a giugno 2010 il 20 per cento dell’autotassazione di novembre, una sorta di prestito-ponte; poi per coprire i circa 5 miliardi aggiuntivi alla prima versione della Finanziaria. Tutto ciò non sfugge all’ala del Pdl che preme per ridurre la pressione fiscale. Recuperata la copertura politica del Cav. e sepolta la “contro-finanziaria” di Mario Baldassarri, grazie al fatto che il suo autore è considerato finiano, Tremonti nel 2010 dovrà però fronteggiare le richieste di quanti chiedono tagli alle tasse e magari alla spesa. Usciti allo scoperto Claudio Scajola e Renato Brunetta, altri sono pronti a farlo. Addirittura lo stesso Silvio Berlusconi. A quel punto il paragone virtuoso con le disavventure di bilancio di mezza Europa apparirà complicato e remoto.